A Sylvia (Plath) 1932-1963

Bellissimo articolo tratto dall’ Huffington Post Italia (www.huffingtonpost.it) , a cura di Cesare Catà.

31 Ottobre 1962: Quando Sylvia Plath rimase sola nell’universo sconfinato.
La goccia che precipita a intervalli regolari nel lavandino sporco è il battito cardiaco di un uccellino in fin di vita; acuta e flebile, picchia contro i tre piatti, le sei posate, i tre bicchieri non lavati che sono rimasti lì dalla cena.Adesso formano una scogliera brutta, su cui la goccia scende inevitabile, impaurita, sofferente. E’ l’ora blu che precede il canto del gallo, e Sylvia se ne sta seduta in poltrona nella penombra. E’ stanca, terrorizzata. E’ emaciata, come se la notte che tra poco dileguerà nell’alba la stesse portando via con sé…
Leggi l’intero articolo su: http://www.cosedalettrici.com/2015/10/a-sylvia-plath-1932-1963.html

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